Coordinamento Precari e Disoccupati della Scuola

Provincia di Venezia

L'UNIONE    (commenti)

PROGRAMMA DI GOVERNO 2006-2011

 

- LA SCUOLA -

11/02/2006

 

 

Investire nella scuola

Apprendere lungo tutto il corso della vita è un diritto inalienabile

di ciascuno. Per questo è necessaria una scuola inclusiva,

di qualità, che non lascia indietro nessuno. In una società

dell’informazione e del pluralismo culturale quale è la nostra,

la scuola deve essere il perno del sistema formativo, dando spazio

alle differenti metodologie dell’apprendimento, dando fiducia

alle diverse capacità e modalità di crescita delle persone.

Il futuro dell’Italia parte da qui: la società e le famiglie

devono investire nella scuola, che sarà chiamata ad una maggiore

responsabilità. Combatteremo così l’impoverimento culturale,

l’analfabetismo di ritorno, il fallimento formativo, la dispersione

scolastica.

Investire sui giovani è la scelta della nuova Italia.

È infatti nella scuola che si forma la cittadinanza. Qui tutti

crescono insieme, qui si costruisce la Repubblica, qui si gettano

le fondamenta di un’etica pubblica laica e condivisa, rispettosa

delle scelte, delle fedi, delle convinzioni di ognuna e

ognuno. La scuola è una garanzia per la democrazia. È indispensabile

rifondarne il ruolo pubblico, valorizzare la professionalità

e l’autorevolezza degli insegnanti.

La scuola è una macchina complessa che ha bisogno di un progetto

condiviso e di lungo periodo per dispiegare l'efficacia della

sua azione educativa. Un tale modello di scuola non può che

essere costruito intorno agli studenti di ogni età, alle loro

potenzialità, alle loro domande. Solo così si potrà riattivare

la comunicazione tra adulti e nuove generazioni.

La scuola può essere per gli studenti anche luogo di integrazione,

dove vengono valorizzate le differenze e rifiutate le

discriminazioni e i pregiudizi. In questo senso, noi crediamo

indispensabile anche potenziare la qualità dell'integrazione

scolastica delle persone con disabilità, garantendo personale

specializzato e adeguati servizi territoriali, al fine

di rimuovere ogni barriera architettonica, percettiva e culturale

al pieno esercizio del diritto allo studio degli studenti

con disabilità.

 

Vogliamo segnare una netta discontinuità con quanto fatto dal

centrodestra in questi cinque anni: apriremo una nuova grande

stagione di alfabetizzazione. Solo attraverso l’istruzione

possiamo realizzare pienamente l’equità, l’inclusione sociale,

la modernizzazione del Paese.

Con gli atti dei primi mesi di governo, in radicale discontinuità

con gli indirizzi e le scelte di centro-destra, abrogheremo

la legislazione vigente in contrasto con il nostro programma.

 

Dovremo promuovere l’istruzione scientifica e tecnica, mettere

in comunicazione la scuola e il mondo, l’istruzione e il lavoro,

innalzare ed estendere il livello d’istruzione del Paese per

essere competitivi in Europa e nel mondo.

 

Per rilanciare la scuola sfrutteremo la sua forza principale,

quella dell’autonomia. La progettualità e l’innovazione che

vengono dal territorio sono risorse preziose, cui dovremo dare

spazio, accogliendo il dibattito culturale e le sperimentazioni

coraggiose.

Vogliamo investire sui giovani migranti, sulle loro intelligenze

e su un incontro di culture che parte dai giovani. Una scuola che

includa, integri ed accompagni in tutti i livelli dell'istruzione

le ragazze e i ragazzi stranieri e che garantisca l’apprendimento

della lingua italiana, curando che non si perdano le lingue e culture

originarie è un investimento strategico sull’immigrazione.

Porremo il dialogo interculturale ed interreligioso come obiettivo

fondamentale del sistema dell’istruzione.

 

Un ruolo centrale avranno gli insegnanti, la cui professione

riveste un ruolo strategico per il Paese. Vogliamo rendere l’insegnamento

una scelta appetibile per i migliori talenti, uomini

e donne, così che la qualità della scuola possa beneficiare

della loro formazione e qualificazione.

Infine vogliamo far crescere la dimensione europea della scuola

italiana, perché il futuro dell’Italia è in Europa. Formeremo in

questo modo le nuove generazioni alla cittadinanza europea e

mondiale, ricorrendo alla comparazione internazionale, agli

scambi d’insegnanti e di studenti, per rendere l’Italia un Paese

leader nell’innovazione educativa.

 

Tale insieme di misure richiederà un serio investimento nell’istruzione.

Dovremo sviluppare politiche integrate, ed elaborare

un piano finanziario, in rapporto al Pil, per obiettivi

strutturali: edilizia scolastica, diritto allo studio, qualificazione

degli insegnanti, progetti dell’autonomia, ampliamento

del tempo scuola, organico funzionale e stabilità dei docenti.

 

 

Le risorse

dell’autonomia scolastica

L’autonomia non è solo un insieme di norme, ma esprime un sistema

di valori ed una cultura. Valori di questa cultura sono la

difesa dei diritti, il principio di responsabilità, il primato

della legalità, la ripartizione e i limiti dei poteri.

L’autonomia è riconosciuta dalla Costituzione e trova nella

legge 59/97 le indicazioni relative alle sue finalità, agli

ambiti decisionali e ai vincoli.

I suoi connotati essenziali (didattica, organizzativa, amministrativa,

di ricerca e sviluppo) sono chiari, ma bisogna evitare

da una parte che gli apparati amministrativi o altri livelli

istituzionali neghino tale autonomia, dall’altra che essa si

risolva nel localismo e nell’autoreferenzialità.

Per questo servono le giuste condizioni culturali e materiali, e

devono essere garantiti gli organici funzionali e le risorse

indispensabili all’esercizio dell’autonomia.

Serve anche l’impegno da parte dello Stato, degli Enti locali e

delle Autonomie scolastiche a mettere al centro la persona che

apprende, rispettando le prerogative e la pari dignità di ciascun

livello istituzionale.

Respingendo la destrutturazione del sistema nazionale di istruzione

prevista dalla "devolution" bisogna individuare le materie

riservate allo Stato e quelle di competenza delle Regioni,

preservando le autonomie locali e delle singole scuole.

 

Compito dello Stato è garantire il carattere unitario del sistema

nazionale pubblico di istruzione ed istituire un servizio di

valutazione qualificato ed indipendente, in grado di intervenire

per ridurre le disuguaglianze.

Alle Regioni spetta invece di gestire - valorizzando il ruolo

delle Autonomie Locali - lo sviluppo e la distribuzione territoriale

dell’insieme dell’offerta formativa. Nell’esercizio dell’autonomia

le istituzioni scolastiche, anche in rete tra loro e

d’intesa con le Regione e gli Enti Locali, possono sperimentare

forme di arricchimento dei percorsi scolastici avvalendosi

delle risorse e delle opportunità formative presenti sul territorio.

Le relazioni tra le Istituzioni scolastiche autonome, le

Autonomie locali e le realtà sociali economiche e culturali del

territorio non possono essere risolte in modo burocratico, ma

devono promuovere la partecipazione democratica.

Proponiamo per questo - a livello provinciale e/o subprovinciale

- l’istituzione di Conferenze territoriali apposite. Questa

soluzione consentirebbe un esercizio democratico ed efficace

delle competenze dei Comuni, delle Province e delle Regioni, in

particolare per quanto concerne i piani di organizzazione della

rete scolastica, gli interventi integrati di orientamento scolastico

e professionale, le azioni a sostegno della continuità e

della prevenzione della dispersione scolastica.

Per aiutare questo progetto dobbiamo favorire la costituzione

di reti di scuole e il riconoscimento da parte di Regioni ed

Enti Locali di forme di rappresentanza delle scuole autonome.

Queste dovranno peraltro fare costante riferimento agli obiettivi

di apprendimento e agli ordinamenti nazionali, oltre che ai

bisogni formativi concretamente rilevati e le esigenze degli

studenti e delle loro famiglie.

 

La progettazione e la realizzazione dell’offerta formativa si

attuano pertanto attraverso l’integrazione del curricolo

obbligatorio nazionale con una quota flessibile dell’orario del

15-20 per cento affidata alla esclusiva competenza della scuola.

 

Riteniamo poi che le scuole autonome debbano adottare procedure

e strumenti di verifica e valutazione del raggiungimento degli

obiettivi.

Le Conferenze di scuola possono rappresentare occasioni importanti

per acquisire elementi utili a definire l’offerta formativa,

motivando le scelte effettuate e il conseguente accoglimento

o non accoglimento delle stesse. Nella stessa occasione si

può poi rendere conto delle attività svolte e dei risultati

ottenuti. Tali Conferenze permettono un rapporto efficace con

le realtà territoriali e consentono di affrontare la riorganizzazione

degli organi collegiali interni rispettando l’autonomia

e la responsabilità della scuola.

 

Dobbiamo poi distinguere chiaramente le funzioni di indirizzo

(il Consiglio di Scuola), le competenze tecnico professionali e

le responsabilità organizzative e gestionali, valorizzando il

ruolo del Collegio dei Docenti nell’elaborazione del Piano di

Offerta Formativa.

 

Dobbiamo inoltre garantire a tutti i docenti la libertà di insegnamento

prevista dall’art. 33 della Costituzione. Solo tramite

tale libertà si promuove infatti la piena formazione della personalità

degli alunni. Dovremo inoltre garantire l’autonomia

professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica

e di ricerca. È necessario, pertanto, che a livello

regionale e nazionale siano costituti organi di rappresentanza

e garanzia dell’autonomia della libertà di insegnamento.

 

Consideriamo quindi prioritario in tema di autonomia scolastica:

- determinare le condizioni culturali e materiali affinché l’autonomia

dei singoli istituti scolastici possa pienamente realizzarsi,

definendo gli organici funzionali per tutti gli ordini

e i gradi di scuola e le risorse finanziarie necessarie;

- stabilire con chiarezza, in un quadro di sussidiarietà e cooperazione,

i rapporti tra Stato, Regioni e Scuole autonome, stabilendo

le rispettive funzioni e competenze alla luce della

Costituzione vigente. Lo Stato garantisce i livelli essenziali,

mentre le Regioni hanno un compito di programmazione e gestione.

 

Le Scuole autonome gestiscono infine l’offerta formativa;

- definire nuovi organi collegiali d’istituto per un miglior

rapporto tra responsabilità, collegialità, valorizzazione delle

professionalità;

- promuovere Conferenze di scuola e/o territoriali per sviluppare

l’autonomia;

- definire gli obiettivi formativi validi per tutto il territorio

nazionale e i livelli essenziali delle prestazioni relativi

all’istruzione e alla formazione professionale;

- istituire un servizio nazionale di valutazione qualificato e

indipendente;

- favorire la nascita di reti di scuole e di forme di rappresentanza

delle scuole autonome ai vari livelli territoriali.

 

 

Il diritto di imparare

per tutta la vita

Ogni persona ha diritto all’istruzione e all’apprendimento per

tutta la vita: in questo modo si elevano i saperi e le competenze

individuali e sociali. Il sapere e la conoscenza sono del resto,

al tempo stesso, investimento strategico per lo sviluppo di un

Paese, come ricorda la strategia di Lisbona.

La situazione italiana è però paradossale: abbiamo, rispetto agli

altri Paesi europei, il più basso livello di istruzione, una

dispersione scolastica intorno al 30%, carenze nelle discipline

matematiche e scientifiche, il minor numero di laureati e di

ricercatori, il minor livello di investimenti dedicati

ai sistemi formativi, ulteriormente ridotti in questi anni dal

centrodestra.

La conoscenza è fattore essenziale per la crescita civile e sociale.

Crediamo che si debba investire in conoscenza diffusa, in qualità

ed efficacia dei percorsi formativi, cominciando dalle scuole

per l'infanzia fino ai livelli più alti, dai percorsi formativi

tecnici ai centri di eccellenza.

 

Coerentemente con la strategia europea ci proponiamo perciò alcuni

precisi obiettivi da raggiungere nel corso della legislatura.

Su queste basi si costruirà l’innalzamento culturale e dei livelli

di istruzione per il Paese:

- portare tutti i ragazzi al conseguimento di un titolo di studio

superiore: ad un diploma superiore e/o ad una qualifica professionale

(almeno triennale); più precisamente, entro la legislatura,

gran parte della popolazione ventiduenne deve conseguire un diploma.

Tali obiettivi necessitano un forte impegno per

realizzare una scuola che includa:

- attuare una decisa lotta contro la dispersione scolastica e

formativa, con l’obiettivo di rientrare nella media del 10%.

Questo richiederà un forte collegamento tra autonomie scolastiche,

Enti locali, associazionismo e volontariato; si propone

l'istituzione di un Osservatorio nazionale sulla dispersione

scolastica e sul lavoro minorile;

- valorizzare ed incentivare i percorsi di studio in discipline

matematiche, scientifiche, tecnologiche: il totale dei laureati

in tali discipline dovrà aumentare nettamente entro la legislatura,

diminuendo nel contempo gli squilibri di genere legati

alla segregazione formativa delle ragazze;

- raddoppiare l livello di partecipazione degli adulti a percorsi

di apprendimento permanente, nella prospettiva di raggiungere

il 12,5% previsto dalla UE.

 

Per quanto riguarda i sistemi dell’istruzione, della formazione

professionale, dell’Università, i nostri obiettivi sono:

 

- 0-6 anni: potenziare l’offerta educativa, progettandola in

un’ottica di continuità. Vogliamo inoltre incrementare fortemente

l'offerta quantitativa e l’utenza degli asili nido entro la

fine della legislatura, e generalizzare la scuola d’infanzia

abolendo la norma sugli anticipi per le iscrizioni alla scuola

dell’infanzia ed elementare;

 

- primo ciclo: mantenere l’articolazione in scuola elementare e

media, di durata di otto anni, potenziando gli elementi di continuità

didattica e di percorso, diffondendo gli istituti comprensivi.

Deve essere garantito più tempo scuola e vanno eliminate le

riduzioni dell’orario di tutti apportate dalla Moratti.

Puntiamo alla valorizzazione del tempo pieno e del tempo prolungato,

ripristinandone la normativa nazionale, da valorizzare

come modelli didattici, con il riconoscimento della pari valenza

educativa di tutte le attività previste;

 

- secondo ciclo: elevare l’obbligo di istruzione gratuita fino a

16 anni (primo biennio della scuola superiore). Tale biennio

sarà da un lato interrelato con la scuola media ed avrà dall’altro

valenza orientativa rispetto ai percorsi successivi. Un biennio

strutturato in modo da contemperare le esigenze del completamento

della formazione culturale di base, del potenziamento delle

capacità di scelta e della propedeuticità ai percorsi successivi,

impostato su metodologie didattiche rispettose delle

diverse forme di intelligenza e dei diversi stili di apprendimento.

In questo modo si supera la canalizzazione precoce prevista

dalla legge Moratti. Il secondo ciclo di istruzione, in

ogni caso quinquennale, si conclude con un esame di Stato, con

commissioni a prevalente composizione esterna;

 

- scuola e formazione professionale: l’obbligo formativo, dai 16

ai 18 anni, si realizza nei sistemi dell’istruzione, della formazione

professionale, nell’apprendistato con un monte ore di

formazione incrementato coerentemente con gli standard e gli

obiettivi formativi.

La formazione professionale si configura come sistema

distinto da quello dell’istruzione, con il quale

crea relazioni e progetti integrati. Dobbiamo favorire i passaggi

da un percorso all’altro, attraverso un sistema nazionale

di qualifiche professionali, dispositivi condivisi di certificazione

e di riconoscimento dei crediti. Prima dei 18 anni è inoltre

escluso qualsiasi rapporto di lavoro che non abbia una prevalente,

certificabile (e sanzionabile in caso di inadempienza)

valenza formativa:

- scuola e lavoro: innalzare l’età minima per l’accesso al lavoro

dai 15 ai 16 anni;

- alta formazione professionale: permettere l’accesso dall’istruzione,

dalla formazione professionale e dall’apprendistato,

valorizzando la filiera tecnico-scientifica e professionale;

- formazione permanente e lotta alla dispersione scolastica:

varare una legge per alfabetizzare e rialfabetizzare, riconquistare

ai livelli d’istruzione dell’obbligo e di istruzione-

formazione anche oltre l’obbligo; promuovere opportune

politiche di contrasto alla povertà che sostengano il successo

scolastico e formativo dei ragazzi e dei giovani, in particolare

nelle regioni e nei territori in cui la dispersione

superi significativamente la media UE. Rilanceremo anche i

Centri territoriali per l’educazione permanente. L’obiettivo

è raddoppiare il numero degli adulti che partecipano a

percorsi di apprendimento permanente, raggiungendo la quota

europea del 12,5%. Per rendere effettivo il diritto

all’istruzione e all’apprendimento per tutta la vita vogliamo

rilanciare - con un grande coinvolgimento degli enti locali,

delle scuole, delle università, degli enti locali, del mondo

della cultura - un progetto formativo che rappresenti oggi le

"150 ore per la società della conoscenza".

 

 

Lavorare con i protagonisti

della scuola

Ridare valore alla scuola significa soprattutto ricostruire

un’idea d’appartenenza da parte di chi la vive giorno per giorno.

In questo senso serve una politica di cambiamento, che promuova

il protagonismo e la partecipazione dei soggetti.

Per la Scuola è sempre più difficile comunicare con le nuove

generazioni. Ragazze e ragazzi esprimono nei confronti della

società tutta, e dunque anche della scuola, domande a cui non è

facile trovar risposte adeguate: cresce la fatica dell’insegnamento,

e, da parte dei giovani, anche per questi motivi, aumenta

la disaffezione allo studio, che incide a sua volta sulla

dispersione scolastica.

Del resto non c’è processo di riforma del sistema educativo se

non c’è coinvolgimento degli insegnanti che ne condividano progetto

e percorsi. Sono quindi necessarie politiche di valorizzazione

della professionalità di chi opera nella scuola, per

restituire loro la dignità e il senso di una professione strategica

per il Paese.

Lo stato di forte disagio in cui versa il mondo della Scuola

deriva anche dal disconoscimento e dalla sottovalutazione della

funzione e dell’autorevolezza sociale degli insegnanti. Non

sono possibili riforme senza che i destinatari ne siano anche

protagonisti; non si fanno buone riforme nonostante gli insegnanti:

l’innovazione si costruisce con gli insegnanti, in particolare

con quelli tra loro che per l’innovazione si sono sempre

spesi.

 

Bisogna riconquistarne la fiducia degli insegnanti, riconsegnare

loro le risorse e un ruolo centrale per la realizzazione dell’innovazione.

Occorre attivare politiche per valorizzare il

loro lavoro, il loro ruolo, la loro formazione scientifica nelle

diverse declinazioni disciplinari, la loro funzione di intellettuali

e di protagonisti di scelte chiave per la qualità del

futuro del Paese. In una scuola concepita come comunità professionale,

educativa, di apprendimento e di ricerca, e dove ogni

soggetto partecipa ad un progetto condiviso, la famiglia non è

una controparte né tantomeno un semplice utente del servizio.

Essa è invece un partner, con cui stringere un patto formativo.

I genitori sono importanti, per i bisogni che esprimono e per i

problemi che manifestano.

Gli enti locali, infine, incentivando lo sviluppo delle reti di

scuole e del sistema educativo territoriale, hanno un ruolo

decisivo nel costruire una scuola realmente aperta al territorio

e più partecipata, una scuola che combatte la dispersione

scolastica contribuendo ad individuare il disagio e le esigenze

dei soggetti in formazione.

 

Per rispondere alle esigenze degli studenti, voltare pagina

rispetto alle politiche attuate in questi cinque anni, rilanciando

la scuola dell’inclusione, combattendo la dispersione

scolastica ed avvicinando le scuole alle diverse culture dei

giovani. Gli studenti hanno bisogno di sentirsi protagonisti

del proprio percorso formativo.

Nella stessa ottica dobbiamo dare una risposta alle difficoltà

d’integrazione dei sempre più numerosi studenti immigrati

iscritti alle scuole italiane. Dobbiamo ritrovare la progettualità

studentesca e la collaborazione docenti-studenti, ribadendo

il valore dello Statuto delle studentesse e degli studenti.

 

Per gli insegnanti, e più in generale per tutto il personale,

anche con il contributo e il confronto con le diverse forme di

rappresentanza e sulla base di accordi con le organizzazioni sindacali

sulle materie contrattuali, procederemo su tre piani:

 

- valorizzazione del loro ruolo, rendendoli protagonisti del

nuovo progetto culturale e portando le retribuzioni di tutto

il personale al livello dei Paesi europei;

- lotta ad ogni forma di precarietà, con l’immediata copertura

di tutti i posti vacanti, immettendo in ruolo coloro che già

lavorano nella scuola e agevolando coloro che si sono formati

in questi anni;

- rilancio di un sistema della prima formazione, del reclutamento,

della formazione in servizio. Nella prima formazione e

nella formazione in servizio si deve recuperare il collegamento

università-scuola. Nel reclutamento serve un sistema

pubblico e trasparente.

 


 

 

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